Vecchio 01-06-2012, 07:19   #151
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Torna a cadere un pò di pioggia nel cuore del Sahara, lungo i confini fra Libia e Ciad; segnalati diversi temporali

venerdì 1 giugno 2012

Tornano le piogge e qualche temporale nel deserto del Sahara. Stavolta, a differenza dei giorni scorsi, i fenomeni si sono presentati su un’area ben più vasta lungo i confini fra il nord del Ciad, l’est del Niger e la Libia meridionale. Pur trattandosi di fenomeni molto sparsi, irregolari e disorganizzati, ci troviamo a parlare di eventi precipitativi di una certa rilevanza visto che hanno interessato aree desertiche che non vedono una goccia di pioggia da più di 6 mesi, in qualche caso anche da oltre un anno. In qualche caso le precipitazioni non sono riuscite neanche a toccare il suolo a causa della presenza nei bassi strati di aria molto calda e secca (+38° +40°) che ha permesso la rapida evaporazione dell’acqua. Le Cellule temporalesche più intense si sono sviluppate sul Ciad centro-settentrionale, attorno il massiccio montuoso del Tibesti (qui l‘orografia, con vette sopra i 3000 metri, ha giocato un ruolo fondamentale favorendo i moti verticali), e nella Libia meridionale, nella regione orientale del Fezzan. Purtroppo l’assenza di stazioni meteorologiche di rilevamento su un cosi vasto territorio, come quello del Sahara, ci impedisce di poter reperire dati pluviometrici affidabili. Molte stazioni esistenti o non sono più operative a livello sinottico (non trasmettendo più i dati seguendo i consueti orari) o sono andate distrutte o danneggiate durante i violenti combattimenti che negli ultimi mesi, sul finire del conflitto libico dopo la morte di Gheddafi, si sono verificati sulle regioni desertiche della Libia meridionale e nel Ciad settentrionale, con l’arretramento verso sud delle milizie e dei mercenari (molti di origini nigeriane, malitiani e nigerini) che erano fedeli al vecchio rais di Tripoli.



Nonostante la grande carenza di dati in superficie i satelliti meteorologici e le immagini radar hanno evidenziato delle fasce di precipitazioni proprio nelle aree dove si sono formati i Cumulonembi e le Celle convettive. I temporali sono stati accompagnati anche da una intensa attività elettrica, soprattutto nella fase giovanile. La formazione di queste “Cellule temporalesche”è da imputare alla formazione di aree di forte divergenza, determinate dalla presenza nei bassi strati di una sostenuta ventilazione dai quadranti orientali o nord-orientali, in genere da E-NE, mentre in alta quota spirano sostenute correnti occidentali, legate al passaggio del ramo principale della “corrente a getto sub-tropicale” che attraversa tutto il nord-africa per portarsi verso la penisola Arabica e l‘Asia meridionale. A ciò si aggiungono pure le infiltrazioni, nella media e alta troposfera, di masse d’aria umide di lontane origini oceaniche (atlantiche), che una volta agganciate dall’impetuoso flusso aereo della “Jet Stream sub-tropicale” hanno rapidamente raggiunto l’Africa settentrionale, scorrendo fra l’Algeria, la Tunisia, la Libia, il nord del Niger e del Ciad, e l’Egitto, in seno ad un corridoio di forti correnti occidentali che hanno contribuito ad esaltare l’attività convettiva nei territori desertici, creando forti turbolenze, visto il veloce scorrimento al di sopra del muro di aria molto calda e secca che in questo periodo dell’anno si viene a formare sopra la regione sahariana.

Le incudini dei Cumulonembi, raggiunta l’alta troposfera, sono state letteralmente spazzate dai violentissimi venti della “corrente a getto” (di solito provengono da Ovest o O-SO) e si sono portate a notevole distanza dalla base dei Cumulonembi, divergendo verso est, assumendo cosi il tipico asse obliquo, ben identificabile dalle moviole satellitari. In questi casi, a causa della perdita di molta aria (per lo stiramento dell’incudine verso est) pilotata verso dai bassi strati dalla corrente ascensionale (“Updraft“), la Cellula temporalesca è costretta a richiamare altra aria calda dall’ambiente circostante, intensificando notevolmente il temporale che può divenire veramente forte, apportando precipitazioni molto forti accompagnate da impetuose raffiche di vento. I temporali osservati in questi giorni sul deserto libico, nel nord del Niger e nel Ciad, dopo un paio di ore, sono stati dissipati dalla presenza dell’intenso “getto” in quota che li ha spazzati verso il territorio egiziano. Più a sud, tra il Niger e il Ciad meridionale, si sono formate altre Cellule temporalesche, di carattere pienamente termoconvettivo, originate dall’avvento di masse d’aria umide sub-equatoriali trasportate dal flusso del “Monsone di Guinea”, che in questo periodo dell’anno, seguendo i movimenti dell’ITCZ che gradualmente si spinge verso latitudini sempre più settentrionali (per il passaggio del sole allo “Zenit” lungo il tropico del Capricorno). In questi giorni il flusso dell’umido “Monsone di Guinea” dal golfo di Guinea si spinge verso la regione saheliana e il Sahara meridionale, incrementando sensibilmente l’instabilità e l’attività convettiva, agevolata ulteriormente sia dall’apporto di aria umida marittima che dalla formazione di estese aree di convergenza, nei bassi strati, fra i caldi e secchi venti di “Harmattan” e il “Monsone di Guinea”, che a loro volta generano intense fasi convettive, con la nascita di grossi “Clusters” carichi di piogge e fulminazioni.
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Vecchio 02-06-2012, 07:34   #152
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L’analisi sullo stato di salute dei ghiacci di Artico e Antartide in questi mesi; estensioni agevolate dagli impetuosi venti polari

sabato 2 giugno 2012

I ghiacci dell’Artico fortunatamente in questi mesi stanno godendo di una buona salute. L’estensione del ghiaccio marino artico nel mese di Aprile ha mantenuto una media di circa 14.73 milioni di chilometri quadrati (5.69 milioni di miglia quadrate). A causa del tasso molto lento di fusione del ghiaccio della banchisa durante l’ultima decade di Marzo e le prime tre settimane di Aprile, l’estensione del ghiaccio artico si è notevolmente avvicinata a quella che è la media statistica di questi ultimi 34 anni di dati satellitari. Si è trattato della più alta estensione del ghiaccio media per il mese di Aprile a partire dal 2001, a soli 270 mila chilometri quadrati (104.000 miglia quadrate) al di sotto della media del periodo 1979-2000. L’estensione del ghiaccio In Aprile è stata di ben 860.000 chilometri quadrati (330.000 miglia quadrate) superiore al disastroso minimo storico riscontrato nell’Aprile 2007. Da notare come durante tutto il mese di Aprile la copertura del ghiaccio marino è rimasta insolitamente estesa su tutto il mare di Bering, proseguendo il trend positivo che persiste dallo scorso inverno.


L’estensione del ghiaccio marino è stata leggermente superiore alla media pure nella Baia di Baffin, nell’Artico canadese, e su una parte del mare di Okhotsk, davanti le coste dell‘estremo oriente russo. Come negli ultimi inverni, l’estensione del ghiaccio è stata ben al di sotto normale nel mare di Barents, che è stato interessato da un lungo periodo di anomalie positive. Questo calo della distribuzione del Pack ha compensato il ghiaccio esteso nel mare di Bering. Bisogna ricordare che l’alto mar di Bering, come abbiamo avuto modo di spiegare in un nostro precedente articolo, ha accumulato una grande quantità di ghiaccio marino grazie a due fattori fondamentali; 1) le temperatura dell’aria insolitamente basse che hanno favorito la rapida crescita del ghiaccio marino 2) la persistenza di forti vento da Nord o dai quadranti settentrionali che hanno contribuito a spingere verso sud di ghiaccio, favorendo una sua notevole estensione fino allo stretto di Bering.

Nel mese di Aprile però le condizioni bariche sono decisamente cambiate. Le temperature dell’aria sono aumentate sensibilmente, portandosi a ridosso delle medie del periodo, mentre i venti prevalenti hanno cominciato a disporsi dai quadranti meridionali, spirando anche in maniera intensa per più giorni. Nel mese di aprile, le temperature dell’aria sopra la maggior parte della regione artica sono stati superiori rispetto al solito, in particolare sopra l’Artico centrale dell’Oceano. Oltre il Mare di Bering e parti della Groenlandia orientale e mari norvegesi, le temperature variavano da media a leggermente sotto la media. Nel complesso, l’Artico, causa l’inevitabile aumento delle temperature lungo le latitudini sub-polari, ha perso 1.07 milioni di chilometri quadrati (413.000 miglia quadrate) di ghiaccio nel mese di Aprile, un po’ meno rispetto alla perdita media nel periodo 1979-2000 , per il mese di Aprile, attestata sui 1.21 milioni di chilometri quadrati (467.000 miglia quadrate). Il tasso medio giornaliero di perdita di ghiaccio è 35.600 chilometri quadrati (13.700 miglia quadrate) al giorno.

Il 24 Aprile, l’estensione del ghiaccio si è portata a soli 118 mila chilometri quadrati (45.6000 miglia quadrate) al di sotto della media 1979-2000 per quel giorno, anche se la differenza è aumentato da allora. Nonostante il trend positivo della stagione invernale l’estensione della copertura dei ghiacci avrà poca influenza sulla ventura stagione estiva, che per l’Artico rappresenterà una dura prova del nove. Si deve anche specificare che gran parte della copertura di ghiaccio è di recente formazione (1-2 anni), ed è caratterizzata da un sottile strato di ghiaccio che si scioglie in fretta con i primi importanti rialzi termici in sede artica. Inoltre il ghiaccio poco spesso si frantuma più facilmente a contatto con un moto ondoso più consistente, come quello oceanico, che produce delle onde lunghe che possono raggiungere i limiti più meridionali della copertura, creando fenomeni di frantumazione e vera e propria erosione che può spingere i blocchi di ghiaccio lontani dall’area artica, facendoli sciogliere rapidamente. Più importante è lo spessore del ghiaccio della Calotta, di vecchia formazione, che riuscirà ad uscire incolume dall’imminente estate boreale.

La situazione dei ghiacci sul continente antartico durante la scorsa stagione estiva

Buone notizie anche per quel che concerne l’andamento dei ghiacci dell’Antartide. Ma un ruolo fondamentale quest’anno lo hanno avuto i violenti venti “Catabatici antartici” che si originano semplicemente per i notevolissimi divari di densità, e quindi di pressione atmosferica, delle gelide masse d’aria che stazionano sopra il Plateau Antartico, dove si ha un potente anticiclone permanente tutto l’anno, con l’aria un pò più mite (o meno fredda) presente lungo le coste e sui mari che bagnano il Polo Sud, dove invece prevalgono profondi sistemi depressionari che sfrecciano per i mari del sud, portando continue tempeste, tanto da rendere questi bacini tra i più tempestosi del pianeta. Da un punto di vista dinamico il fenomeno può essere spiegato anche dal fatto che l’aria gelidissima del Plateau Antartico, nel nucleo centrale del Polo Sud, molto densa e pesante, tende a scivolare sulle coste dell’Antartide favorendo l’attivazione di queste impetuose correnti d’aria in discesa dai ghiacciai interni. In determinate situazioni, specie durante l’autunno o l’inverno australe, quando sui mari sub-antartici si sviluppano quelle profondissime “depressioni-uragano” (minimo al suolo anche al di sotto dei 945-940 hpa) e si vengono a determinare incredibili “gradienti barici orizzontali” con il Plateau, dominato dall’anticiclone permanente sopra i 1040 hpa, si riescono a sollevare degli uragani di vento di potenza straordinaria, capaci di ridurre la visibilità orizzontale a pochi metri per l’immenso “scaccianeve” sollevato sui ghiacciai.

In queste occasioni non di rado si sperimentano raffiche che agevolmente possono superare l’impressionante soglia dei 300 km/h. La copertura di ghiaccio del mare che circonda il continente Antartico è stata superiore alla media per gran parte dell’estate dell’emisfero australe, da Dicembre a Marzo. Le estensione del ghiaccio sono scese molto più lentamente del solito alla fine di Novembre ed è rimasto sopra la media fino a Dicembre e Gennaio, anche se non si sono mai raggiunti livelli record per quei mesi. Nella misura minima a Marzo, il ghiaccio marino antartico è rimasto sopra la media. L’estensione del ghiaccio è stata la più alta nel mare di Weddell e sul settore nord-occidentale del mare di Ross. Questa notevole estensione deriva dai fortissimi venti da SO e da Ovest che hanno spazzato con violenza le coste antartiche durante la maggior parte dell’estate australe. Questi venti circumpolari, dalle caratteristiche “catabatiche”, discendenti dal Plateau, tendono a spingere il ghiaccio e gli iceberg fuori dal continente verso il mare aperto, aumentando l’estensione del ghiaccio, anche se non necessariamente il volume. Le temperatura dell’aria in Dicembre e Gennaio erano vicine alle medie su gran parte del ghiaccio coperto. Gli intensi venti sub-antartici sarebbero da imputare alla presenza di un indice SAM (Southern Annular Mode-Antartic Oscillation), che valuta l’intensità degli scambi di calore lungo i meridiani fra Polo Sud e latitudini tropicali, con valori spiccatamente positivi dato che i valori negativi indicano venti più deboli della norma. Questo indice era su valori elevatissimi nei due mesi di Dicembre 2011 e Gennaio 2012, nello stesso periodo delle estensioni di stagione superiore al normale.
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Vecchio 04-06-2012, 13:58   #153
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Tornado su Città del Messico e forte maltempo su tutto il Paese

sabato 2 giugno 2012

Nel pomeriggio di ieri si è verificato un fenomeno meteorologico estremo e straordinario a Cittá del Messico. Due o tre violenti tornado hanno colpito la capitale, Cittá del Messico, e i suoi sobborghi settentrionali, nella zona di Ecapetec.







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Vecchio 04-06-2012, 14:01   #154
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Terremoto Emilia, anche l’Anbi ribadisce l’allarme alluvione: “se piove 7 giorni, la Regione si allaga”

sabato 2 giugno 2012

Ieri l’allarme alluvione in Emilia Romagna l’aveva lanciato la Coldiretti. Oggi sono i tecnici dell’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni a ribadire che “se dovesse piovere una settimana, le zone terremotate dell’Emilia Romagna sarebbero allagate a fronte dei gravi danni causati dal sisma alla rete idraulica del territorio“. Sono infatti “inagibili le grandi centrali idrovore di Pilastresi e Ca’ Bianca (capaci di “sollevare” 70mila metri cubi d’acqua al secondo) nel comune di Bondeno, dove e’ critica anche la situazione dell’impianto idrovoro Acque Basse; dalla loro azione dipende la sicurezza idraulica di comuni, oggi purtroppo agli onori delle cronache, quali Mirandola, Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Fellonica, Poggio Rusco, Sermide oltre naturalmente a Bondeno“.

“Pericolante” e’ anche la centrale idrovora di Mondine, nel comune mantovano di Moglia, uno degli impianti idrovori piu’ importanti d’Italia, dove “confluiscono le acque di scolo di una superficie di 42mila ettari, che da Reggio Emilia si estende fino a Correggio e Carpi, lambendo l’abitato di Modena. Fermi sono anche altri impianti idrovori minori“. A cio’ vanno aggiunte “le gravissime lesioni, che si registrano lungo centinaia di metri di argini, che contengono le acque di canali ‘pensili’, che scorrono anche 7 metri sopra il piano campagna; a rischio di allagamento sono comunita’ gia’ provate dal fenomeno tellurico quali quelle di Cavezzo, Medolla, Concordia” e altre. E’ una “corsa contro il tempo” anche per cercare di riattivare quanto resta della rete d’irrigazione, evitando di pregiudicare i raccolti: sono inagibili l’impianto irriguo modenese di Concordia (a servizio di 2.500 ettari a frutteto) e quello di Sabbioncello nel comune mantovano di Quingentole (a servizio di 18mila ettari vocati all’ortofrutta).
A forte rischio di chiusura, per inagibilita’, anche l’impianto Ubertosa, nel comune di Poggio Rusco (irriga 10mila ettari tra seminativi, frutteti e coltivazioni ortofrutticole) mentre e’ gia’ sospesa l’irrigazione su un’area di 26mila ettari nel modenese (da Novi di Modena a Carpi e Campogalliano) dove, oltre alla frutticoltura ed alla produzione di Parmigiano Reggiano, sono presenti alcune risaie. “E‘ indispensabile che il governo assuma concreta consapevolezza del grande rischio idraulico che grava sulla zona – afferma Massimo Gargano, presidente dell’Anbi – Per questo, martedi’ prossimo, effettueremo, assieme al sottosegretario all’Agricoltura, Franco Braga, un sopralluogo agli impianti idraulici dell’area. Sono necessari interventi urgenti, affinche’ ad una tragedia non ne seguano altre di diversa natura“.
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Vecchio 04-06-2012, 14:05   #155
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Il tifone “Mawar” lambisce l’isola di Luzon e provoca forti piogge e inondazioni; la tempesta ora passerà davanti le isole Ryùkyù proseguendo verso nord l

unedì 4 giugno 2012

Nei giorni scorsi, sopra le calde acque superficiali del mar delle Filippine, si è formata una depressione tropicale, molto ben sviluppata, che già nella giornata di venerdì 1 Giugno si è rapidamente approfondita a tempesta tropicale, con venti medi sostenuti cresciuti sopra i 70-80 km/h e raffiche molto più forti. Il sistema tropicale cosi formato, muovendosi lungo il margine occidentale di un anticiclone sub-tropicale posizionato fra il mar delle Filippine e il Pacifico occidentale, ha cominciato a spingersi verso nord-ovest e nord-nord/ovest, avvicinandosi sempre più alle coste orientali dell’isola filippina di Luzon. La tempesta si è portata sopra un tratto di mare particolarmente caldo, ad est di Luzon, che ha fornito una gran quantità di calore latente che è andato ad alimentare e rafforzare la tropical storm, denominata “Mawar”. In poche ore “Mawar”, passando sopra un tratto di mare particolarmente caldo e con valori sopra i +28°, si è subito intensificato, compattandosi con un esteso muro di nuvole spiraliformi che cominciavano a ruotare attorno al profondo minimo barico. Inoltre l’intensa perturbazione tropicale ha potuto aspirare al proprio interno un flusso di aria molto umida e calda dai bassi strati che ha contribuito a tenere in vita l’intensa attività convettiva che ha potenziato l’area depressionaria, rendendola più estesa e sempre più forte.



Nella giornata di sabato 2 Giugno la tempesta, finendo su un’area con debole “Wind Shear”, ha continuato ad intensificarsi notevolmente, fino ad essere promossa a tifone di 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti che hanno superato i 120-130 km/h, mentre l’area con i venti di tempesta si è estesa a tutto il settore orientale del mar delle Filippine, ad est di Luzon. Divenendo un tifone di 1^ categoria “Mawar”, come è stato battezzato dai meteorologi asiatici, muovendosi verso nord-nord/ovest, la tempesta è passata con il proprio centro poco a largo delle coste orientali dell’isola di Luzon. Nonostante il cuore del tifone si sia mantenuto a largo, nel mar delle Filippine, le bande nuvolose periferiche il margine occidentale del ciclone hanno investito la parte orientale di Luzon, dove hanno scaricato piogge molto intense che hanno determinato locali inondazioni e lo straripamento di molti fiumi e corsi d’acqua che attraversano la grande isola filippina. Pur non essendo colpita in pieno Luzon ancora una volta ha risentito pesantemente del flusso caldo e umido portato dalla ventilazione occidentale e sud-occidentale che faceva seguito alla coda di “Mawar”.

Purtroppo le forti piogge e i rovesci che hanno duramente martellato Luzon e le sue province hanno creato ingenti danni e purtroppo anche feriti e delle vittime. Due bambini sono morti, cinque persone risultano disperse e 16 ferite, come riferiscono le autorità filippine che fanno la conta dei danni provocati dal primo tifone dell‘anno. I due bambini sono morti annegati in un fiume in piena nella provincia occidentale di Palawan, non direttamente colpita dal tifone, ma da forti piogge. Tra i cinque dispersi ci sono dei pescatori usciti in mare per una battuta di pesca, incuranti dell‘avvicinarsi della tempesta. Il tifone dopo aver appena lambito Luzon ha continuato a muoversi dapprima verso nord-nord/ovest, piegando poi verso nord e muovendosi sempre parallelamente alle coste est di Luzon (per fortuna). “Mawar” è accompagnato da venti medi sostenuti che superano i 130 km/h, mentre le raffiche di picco attorno l’occhio superano i 150 km/h, in ulteriore intensificazione. Le tempeste di vento associate al tifone stanno continuando ad interessare il tratto di mare ad est di Luzon, con venti molto forti a curvatura ciclonica che sollevano onde medie alte più di 5-6 metri (anche più a largo) che daranno molti problemi alla navigazione marittima, soprattutto per le navi di piccola e media stazza.

Tra la giornata odierna e quella di domani il tifone tenderà gradualmente a piegare verso nord-nord/est, seguendo una traiettoria che manterrà “Mawar” in mare aperto. Non è escluso che il tifone possa temporaneamente rafforzarsi, divenendo un tifone di 2^ categoria, con venti medi sostenuti che potrebbero raggiungere i 150-160 km/h, con raffiche anche molto più forti. Nella giornata di domani, martedì 5 Giugno, “Mawar”si muoverà più verso nord-est, continuando a rimanere sull’oceano, ma transitando poco ad est dell’arcipelago nipponico delle Ryùkyù che potrebbero risentire di un sensibile rinforzo della ventilazione, con forti venti da E-NE e NE che potrebbero toccare i 90 km/h, o localmente anche ben oltre, e una intensificazione del moto ondoso, con l’innesco di intense risacche lungo le coste orientali affacciate al Pacifico. Sempre domani qualche banda nuvolosa a spirale potrebbe raggiungere le isole Ryùkyù, dando luogo anche a dei forti rovesci di pioggia accompagnati da intense raffiche di vento. In seguito il tifone continuerà a proseguire in direzione nord-est, salendo di latitudine e finendo su acque sempre meno calde che inibiranno l’attività convettiva, indebolendo la circolazione ciclonica che entro mercoledì dovrebbe essere declassata a semplice tempesta tropicale che passerà a largo delle coste meridionali del Giappone, rimanendo però sul Pacifico. Salendo però di latitudine la tempesta, oltre a finire su acque superficiali sempre più fredde, comincerà ad essere investita dalle impetuose correnti occidentali che spirano in alta quota e finirà su aree con moderato-forte “Wind Shear” che spezzeranno la struttura, indebolendola fino a dissiparla o declassandola a semplice depressione tropicale pronta a venire assorbita dall’umido flusso occidentale delle medie latitudini che scorre sopra il Pacifico settentrionale.
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Forti tempeste sui mari sub-antartici; una di queste sta per sferzare le coste cilene meridionali e la zona di Capo Horn

martedì 5 giugno 2012

Nel pieno dell’inverno australe lungo i mari sub-antartici i grandi cicloni extratropicali che si muovono a gran velocità attorno le coste del Polo Sud, sotto la spinta delle fortissime “Westerlies” (i forti venti occidentali delle medio-alte latitudini), accompagnano violente tempeste di vento che quasi quotidianamente sferzano i settori più meridionali dell’oceano Pacifico, l’Atlantico e l’Indiano. In questi giorni una intensa ed estesa tempesta, associata ad una profondissima circolazione depressionaria australe, ha investito il tratto di oceano Indiano a sud delle coste australiane e neozelandesi, propagandosi fino all’oceano Pacifico meridionale, arrivando sino in prossimità delle coste più meridionali del Cile. In pieno oceano i fortissimi venti, che hanno superato i 120-130 km/h di intensità media sostenuta, estendendosi per diverse centinaia di miglia (“Fetch” molto esteso) hanno sollevato onde alte più di 8-9 metri che procedono a gran velocità verso le coste del Cile meridionale, andandosi ad abbattere con grande impeto sulle alte scogliere delle isole che circondano la costa cilena. Domani la tempesta raggiungerà l’area di Capo Horn e lo stretto di Magellano, dove i sono attesi venti molto forti che potranno superare i 100-110 km/h, localmente anche più.

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