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Torna a cadere un pò di pioggia nel cuore del Sahara, lungo i confini fra Libia e Ciad; segnalati diversi temporali
venerdì 1 giugno 2012 Tornano le piogge e qualche temporale nel deserto del Sahara. Stavolta, a differenza dei giorni scorsi, i fenomeni si sono presentati su un’area ben più vasta lungo i confini fra il nord del Ciad, l’est del Niger e la Libia meridionale. Pur trattandosi di fenomeni molto sparsi, irregolari e disorganizzati, ci troviamo a parlare di eventi precipitativi di una certa rilevanza visto che hanno interessato aree desertiche che non vedono una goccia di pioggia da più di 6 mesi, in qualche caso anche da oltre un anno. In qualche caso le precipitazioni non sono riuscite neanche a toccare il suolo a causa della presenza nei bassi strati di aria molto calda e secca (+38° +40°) che ha permesso la rapida evaporazione dell’acqua. Le Cellule temporalesche più intense si sono sviluppate sul Ciad centro-settentrionale, attorno il massiccio montuoso del Tibesti (qui l‘orografia, con vette sopra i 3000 metri, ha giocato un ruolo fondamentale favorendo i moti verticali), e nella Libia meridionale, nella regione orientale del Fezzan. Purtroppo l’assenza di stazioni meteorologiche di rilevamento su un cosi vasto territorio, come quello del Sahara, ci impedisce di poter reperire dati pluviometrici affidabili. Molte stazioni esistenti o non sono più operative a livello sinottico (non trasmettendo più i dati seguendo i consueti orari) o sono andate distrutte o danneggiate durante i violenti combattimenti che negli ultimi mesi, sul finire del conflitto libico dopo la morte di Gheddafi, si sono verificati sulle regioni desertiche della Libia meridionale e nel Ciad settentrionale, con l’arretramento verso sud delle milizie e dei mercenari (molti di origini nigeriane, malitiani e nigerini) che erano fedeli al vecchio rais di Tripoli. ![]() Nonostante la grande carenza di dati in superficie i satelliti meteorologici e le immagini radar hanno evidenziato delle fasce di precipitazioni proprio nelle aree dove si sono formati i Cumulonembi e le Celle convettive. I temporali sono stati accompagnati anche da una intensa attività elettrica, soprattutto nella fase giovanile. La formazione di queste “Cellule temporalesche”è da imputare alla formazione di aree di forte divergenza, determinate dalla presenza nei bassi strati di una sostenuta ventilazione dai quadranti orientali o nord-orientali, in genere da E-NE, mentre in alta quota spirano sostenute correnti occidentali, legate al passaggio del ramo principale della “corrente a getto sub-tropicale” che attraversa tutto il nord-africa per portarsi verso la penisola Arabica e l‘Asia meridionale. A ciò si aggiungono pure le infiltrazioni, nella media e alta troposfera, di masse d’aria umide di lontane origini oceaniche (atlantiche), che una volta agganciate dall’impetuoso flusso aereo della “Jet Stream sub-tropicale” hanno rapidamente raggiunto l’Africa settentrionale, scorrendo fra l’Algeria, la Tunisia, la Libia, il nord del Niger e del Ciad, e l’Egitto, in seno ad un corridoio di forti correnti occidentali che hanno contribuito ad esaltare l’attività convettiva nei territori desertici, creando forti turbolenze, visto il veloce scorrimento al di sopra del muro di aria molto calda e secca che in questo periodo dell’anno si viene a formare sopra la regione sahariana. Le incudini dei Cumulonembi, raggiunta l’alta troposfera, sono state letteralmente spazzate dai violentissimi venti della “corrente a getto” (di solito provengono da Ovest o O-SO) e si sono portate a notevole distanza dalla base dei Cumulonembi, divergendo verso est, assumendo cosi il tipico asse obliquo, ben identificabile dalle moviole satellitari. In questi casi, a causa della perdita di molta aria (per lo stiramento dell’incudine verso est) pilotata verso dai bassi strati dalla corrente ascensionale (“Updraft“), la Cellula temporalesca è costretta a richiamare altra aria calda dall’ambiente circostante, intensificando notevolmente il temporale che può divenire veramente forte, apportando precipitazioni molto forti accompagnate da impetuose raffiche di vento. I temporali osservati in questi giorni sul deserto libico, nel nord del Niger e nel Ciad, dopo un paio di ore, sono stati dissipati dalla presenza dell’intenso “getto” in quota che li ha spazzati verso il territorio egiziano. Più a sud, tra il Niger e il Ciad meridionale, si sono formate altre Cellule temporalesche, di carattere pienamente termoconvettivo, originate dall’avvento di masse d’aria umide sub-equatoriali trasportate dal flusso del “Monsone di Guinea”, che in questo periodo dell’anno, seguendo i movimenti dell’ITCZ che gradualmente si spinge verso latitudini sempre più settentrionali (per il passaggio del sole allo “Zenit” lungo il tropico del Capricorno). In questi giorni il flusso dell’umido “Monsone di Guinea” dal golfo di Guinea si spinge verso la regione saheliana e il Sahara meridionale, incrementando sensibilmente l’instabilità e l’attività convettiva, agevolata ulteriormente sia dall’apporto di aria umida marittima che dalla formazione di estese aree di convergenza, nei bassi strati, fra i caldi e secchi venti di “Harmattan” e il “Monsone di Guinea”, che a loro volta generano intense fasi convettive, con la nascita di grossi “Clusters” carichi di piogge e fulminazioni.
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