Mazinga Z(orro)
25-08-2009, 11:19
Beh insomma....il rientro in questo forum dopo tanto tempo merita un post da chilo!
Ogni tanto do un'occhiata ad un forum (per chi avesse dubbi nessun forum concorrente, nè creato da utenti fuggiti o cose del genere, solo un forum piccolo piccolo) e stamattina ci ho trovato una discussione con domande che mi hanno stimolato a rispondere.
Ne è venuta fuori una bella pappardella che veramente, ammetto, richiede un po' di santa pazienza....non me ne volete!
L'argomento è stato introdotto facendo riferimento ad un articolo, che devo dire non ho letto, (ma eventualmente se qualcuno è interessato riporterò il link all'articolo) e che mi sembra di capire che girasse attorno alla metafora del gioco di carte e del giocatore per una riflessione sul chi siamo e che ruolo abbiamo in merito alla vita.
Ripeto, non mi son presa la briga di leggere l'articolo, ma mi son piaciute le domande poste dall'utente:
Noi siamo il giocatore? Oppure lo è solo ***?
Noi giochiamo con le carte della nostra vita e lui tramite noi?
Ecco il temino che vi propino, ossia la mia risposta:
Leggendo quanto scrivevi, la prima cosa spontanea che emersa in me, è stata la sensazione che a volte non troviamo risposte alle domande perchè ce le poniamo nel modo sbagliato. Giusto per fare una citazione leggera, tempo fa un presentatore in tv, in un qualche gioco a premi, disse che la risposta è sempre contenuta nella domanda....aggiungerei, nella domanda ben posta. E' una citazione un po' scherzosa, ma la frase estrapolata dal contesto, mi sembra una piccola perla.
Tornando alle tue belle domande....io mi son chiesta: il giocatore esiste a prescindere dal gioco ed il gioco a prescindere dal giocatore? Io mi sento di rispondere di no, o meglio, visto che siamo nella sezione filosofica, andiamo per gradi poichè la questione è complessa.
Ci sono vari aspetti:
1) gioco e giocatore non esistono l'uno senza l'altro: se non esiste nessuno che gioca, non esiste un gioco e se non esiste un gioco nessuno lo può giocare....a meno che non lo si inventi, ma questa è un'altra questione. Quando il giocatore non gioca, di fatto non è un giocatore, è qualcos'altro, magari uno che sta a casa a dormire, uno che lavora, un padre di famiglia, insomma....senza il gioco, il giocatore non è di fatto tale, al massimo....e anche questo è da considerare, è un giocatore potenziale, ma non un giocatore di fatto.
Il gioco in un certo senso esiste anche finchè nessuno lo gioca, solo che nel mentre qualcuno gioca, il gioco è una realtà, esiste, è concreto, si vede e si agisce il gioco, quando nessuno gioca, anch'esso, come il giocatore che non sta giocando, è una possibilità, è una realtà potenziale, è possibilità di essere, ma non E'.
Si introduce così il concetto di Essere e Poter Essere, il concetto di Esistenza e di Possibilità. Ciò che è, è, ciò che può essere è una possibilità e una possibilità per definizione non è detto che si verifichi. Mi pare una notevole differenza.
Tutto questo ragionamento mi porta a pensare che hai avuto una giusta intuizione, ti è rimasto impresso un giusto concetto (non è mai un caso quando le cose ci rimangono impresse, succede perchè le percepiamo come vere, valide per noi): l'esistenza è una sola, gioco e giocatore sono di fatto un continuum, l'uno senza l'altro sono Possibilità, Potenzialità, non Esistenza, non l'Essere.
Rimanendo nella tua, anzi nella metafora di Sebastiano, si può dire che il gioco è la VIta e noi siamo il giocatore, nell'insieme tutto è ***, tutto E'.
Il giocatore non è mai un semplice osservatore, il giocatore, noi, rende possibile che il gioco, la Vita, sia. Filosoficamente si potrebbe dire che la VIta (il gioco) senza di noi, ognuno di noi, non esisterebbe: come si potrebbe definire Vita, qualcosa che non è Vissuta da nessuno? Sarebbe solo la Possibilità che ci sia Vita, un concetto (tra l'altro pensato da chi se non c'è nessuno....supponiamo pensato almeno da ***). E se poi togliamo l'elemento VIta, il gioco, di noi cosa rimane? Se il giocatore non ha un gioco da giocare, è ancora un giocatore? Torno a sottolineare come Tutto è Uno.
Infine ecco l'Uno dunque, il Tutto, quello che noi definiamo ***; diciamo semplicisticamente *** si manifesta, *** di fatto E' (diverso da Può esistere) nel momento in cui la VIta incontra il Vivente (diciamo antropocentricamente: l'Uomo), nel momento cioè in cui gioco e giocatore sono in relazione permettendo l'uno l'esistenza dell'altro. Nel momento in cui noi veramente siamo capaci di incontrare la Vita, di essere presenti nel gioco, mettiamo in pratica anche la famosa frase "dove due o più sono riuniti nel mio nome, lì sono Io" (scusate eventuali errori nella citazione). ***, Vita, Uomo sono inscindibili l'uno dall'altro, sono Unità, dividerli è una delle tante astrazioni mentali che ci servono per sopravvivere e per comprendere Elevandoci sempre più, ma fermarsi alle suddivisioni e non cogliere l'Unità porta alla separazione dalla nostra vera Essenza. (mi pare che si stia sfiornado il concetto di Trinità)
2)Ragionando mentre scrivo, scopro di sentire, di ritenere per me corretto, pensare che la Vita è sia l'Esistenza, l'Essere, il Presente,l'Equilibrio, l'Ordine sia Possibilità, Potenzialità, Mutamento, Disequilibrio, Caos; sia il gioco giocato dal giocatore, sia la possibilità di una persona di essere giocatore ed agire il gioco. C'è una continua alternanza e compresenza di Essere/Presenza e Non Essere/Mtamento.
Leggevo un libro in cui si sottoliea continuamente come si debba essere Presenti, vivere il Presente, imparare a percepire tutto come Essere, Presenza, l'Adesso, ma aggiungo che non è un pensiero che suggerisce l'immobilità, in quanto ciò che adesso è per noi, la nostra realtà, è contemporaneamente Possibilità di divenire Altro. Si potrebbe dire, che tutto E', ma allo stesso tempo, tutto Diviene.
Anche questo mi sembra un bel pensiero, un pensiero che suggerisce Fiducia e Speranza e che si ricollega a quanto riportato da Fabiana riguardo il Prendere ed il Lasciare, il Comporre e lo Scomporre armonie. Ogni qualvolta che ci sembra di cogliere la Perfezione del tutto, o anche solo di giungere a qualche intuizione illuminante, velocemente tutto sfugge ed è proprio questa dinamica di Prendere e Lasciare in cui appena raggiungiamo un equilibrio, questo si scompone e ci ritroviamo nel caos, ma ogni volta che con consapevolezza ricomponiamo un nuovo equilibrio ci troviamo ad un gradino più su, non siamo mai nel punto di prima.
Alla metafora del giocatore, possiamo aggiungere l'altrettanto nota metafora del fiume.
Ogni tanto do un'occhiata ad un forum (per chi avesse dubbi nessun forum concorrente, nè creato da utenti fuggiti o cose del genere, solo un forum piccolo piccolo) e stamattina ci ho trovato una discussione con domande che mi hanno stimolato a rispondere.
Ne è venuta fuori una bella pappardella che veramente, ammetto, richiede un po' di santa pazienza....non me ne volete!
L'argomento è stato introdotto facendo riferimento ad un articolo, che devo dire non ho letto, (ma eventualmente se qualcuno è interessato riporterò il link all'articolo) e che mi sembra di capire che girasse attorno alla metafora del gioco di carte e del giocatore per una riflessione sul chi siamo e che ruolo abbiamo in merito alla vita.
Ripeto, non mi son presa la briga di leggere l'articolo, ma mi son piaciute le domande poste dall'utente:
Noi siamo il giocatore? Oppure lo è solo ***?
Noi giochiamo con le carte della nostra vita e lui tramite noi?
Ecco il temino che vi propino, ossia la mia risposta:
Leggendo quanto scrivevi, la prima cosa spontanea che emersa in me, è stata la sensazione che a volte non troviamo risposte alle domande perchè ce le poniamo nel modo sbagliato. Giusto per fare una citazione leggera, tempo fa un presentatore in tv, in un qualche gioco a premi, disse che la risposta è sempre contenuta nella domanda....aggiungerei, nella domanda ben posta. E' una citazione un po' scherzosa, ma la frase estrapolata dal contesto, mi sembra una piccola perla.
Tornando alle tue belle domande....io mi son chiesta: il giocatore esiste a prescindere dal gioco ed il gioco a prescindere dal giocatore? Io mi sento di rispondere di no, o meglio, visto che siamo nella sezione filosofica, andiamo per gradi poichè la questione è complessa.
Ci sono vari aspetti:
1) gioco e giocatore non esistono l'uno senza l'altro: se non esiste nessuno che gioca, non esiste un gioco e se non esiste un gioco nessuno lo può giocare....a meno che non lo si inventi, ma questa è un'altra questione. Quando il giocatore non gioca, di fatto non è un giocatore, è qualcos'altro, magari uno che sta a casa a dormire, uno che lavora, un padre di famiglia, insomma....senza il gioco, il giocatore non è di fatto tale, al massimo....e anche questo è da considerare, è un giocatore potenziale, ma non un giocatore di fatto.
Il gioco in un certo senso esiste anche finchè nessuno lo gioca, solo che nel mentre qualcuno gioca, il gioco è una realtà, esiste, è concreto, si vede e si agisce il gioco, quando nessuno gioca, anch'esso, come il giocatore che non sta giocando, è una possibilità, è una realtà potenziale, è possibilità di essere, ma non E'.
Si introduce così il concetto di Essere e Poter Essere, il concetto di Esistenza e di Possibilità. Ciò che è, è, ciò che può essere è una possibilità e una possibilità per definizione non è detto che si verifichi. Mi pare una notevole differenza.
Tutto questo ragionamento mi porta a pensare che hai avuto una giusta intuizione, ti è rimasto impresso un giusto concetto (non è mai un caso quando le cose ci rimangono impresse, succede perchè le percepiamo come vere, valide per noi): l'esistenza è una sola, gioco e giocatore sono di fatto un continuum, l'uno senza l'altro sono Possibilità, Potenzialità, non Esistenza, non l'Essere.
Rimanendo nella tua, anzi nella metafora di Sebastiano, si può dire che il gioco è la VIta e noi siamo il giocatore, nell'insieme tutto è ***, tutto E'.
Il giocatore non è mai un semplice osservatore, il giocatore, noi, rende possibile che il gioco, la Vita, sia. Filosoficamente si potrebbe dire che la VIta (il gioco) senza di noi, ognuno di noi, non esisterebbe: come si potrebbe definire Vita, qualcosa che non è Vissuta da nessuno? Sarebbe solo la Possibilità che ci sia Vita, un concetto (tra l'altro pensato da chi se non c'è nessuno....supponiamo pensato almeno da ***). E se poi togliamo l'elemento VIta, il gioco, di noi cosa rimane? Se il giocatore non ha un gioco da giocare, è ancora un giocatore? Torno a sottolineare come Tutto è Uno.
Infine ecco l'Uno dunque, il Tutto, quello che noi definiamo ***; diciamo semplicisticamente *** si manifesta, *** di fatto E' (diverso da Può esistere) nel momento in cui la VIta incontra il Vivente (diciamo antropocentricamente: l'Uomo), nel momento cioè in cui gioco e giocatore sono in relazione permettendo l'uno l'esistenza dell'altro. Nel momento in cui noi veramente siamo capaci di incontrare la Vita, di essere presenti nel gioco, mettiamo in pratica anche la famosa frase "dove due o più sono riuniti nel mio nome, lì sono Io" (scusate eventuali errori nella citazione). ***, Vita, Uomo sono inscindibili l'uno dall'altro, sono Unità, dividerli è una delle tante astrazioni mentali che ci servono per sopravvivere e per comprendere Elevandoci sempre più, ma fermarsi alle suddivisioni e non cogliere l'Unità porta alla separazione dalla nostra vera Essenza. (mi pare che si stia sfiornado il concetto di Trinità)
2)Ragionando mentre scrivo, scopro di sentire, di ritenere per me corretto, pensare che la Vita è sia l'Esistenza, l'Essere, il Presente,l'Equilibrio, l'Ordine sia Possibilità, Potenzialità, Mutamento, Disequilibrio, Caos; sia il gioco giocato dal giocatore, sia la possibilità di una persona di essere giocatore ed agire il gioco. C'è una continua alternanza e compresenza di Essere/Presenza e Non Essere/Mtamento.
Leggevo un libro in cui si sottoliea continuamente come si debba essere Presenti, vivere il Presente, imparare a percepire tutto come Essere, Presenza, l'Adesso, ma aggiungo che non è un pensiero che suggerisce l'immobilità, in quanto ciò che adesso è per noi, la nostra realtà, è contemporaneamente Possibilità di divenire Altro. Si potrebbe dire, che tutto E', ma allo stesso tempo, tutto Diviene.
Anche questo mi sembra un bel pensiero, un pensiero che suggerisce Fiducia e Speranza e che si ricollega a quanto riportato da Fabiana riguardo il Prendere ed il Lasciare, il Comporre e lo Scomporre armonie. Ogni qualvolta che ci sembra di cogliere la Perfezione del tutto, o anche solo di giungere a qualche intuizione illuminante, velocemente tutto sfugge ed è proprio questa dinamica di Prendere e Lasciare in cui appena raggiungiamo un equilibrio, questo si scompone e ci ritroviamo nel caos, ma ogni volta che con consapevolezza ricomponiamo un nuovo equilibrio ci troviamo ad un gradino più su, non siamo mai nel punto di prima.
Alla metafora del giocatore, possiamo aggiungere l'altrettanto nota metafora del fiume.