snowland74
13-01-2009, 16:07
Nella Marsica e Abruzzo interno, 30.000 persone!
Dopo quello di messina, è stato il sisma più distruttivo del secolo scorso...
Fu uno dei più catastrofici terremoti avvenuti sul territorio italiano: causò più di 29.000 vittime [1] su un totale di 120.000 persone residenti nelle aree disastrate. Dopo soli sei anni dal terremoto del 1908, avvenuto alla fine dell'anno, il 28 dicembre, l'Italia tornò ad essere funestata da un altro violentissimo sisma.
Avvenne alle ore 07:48, e fu dell'XI grado della Scala Mercalli con epicentro nella conca del Fucino, ma l'ondata sismica colpì anche alcune zone dell' Italia centrale al confine col Lazio e la Campania, con effetti pari o superiori al VII grado Mercalli; nei successivi mesi ci furono circa 1000 repliche.
Le vittime furono 30.000, i feriti e i senza tetto decine di migliaia. Questo terremoto fu uno dei più disastrosi della storia italiana. La scossa fu avvertita anche a Roma, producendo lievi danni ad alcuni palazzi, ma, nonostante ciò, si tardò e molto a comprendere la vastità dell?area coinvolta e la drammaticità delle conseguenze: l?allarme non fu sufficiente ad avviare con rapidità i soccorsi.
Prima del sisma Avezzano era una cittadina di circa tredicimila abitanti; il prosciugamento del lago Fucino faceva sentire i primi influssi sull?economia dell?area, non solo nell?agricoltura ma anche nel settore terziario.
Il terremoto non colpì solo Avezzano, ma anche tutti i paesi dell?area fucense, i paesi della Valle Roveto e della media Valle del Liri. Avezzano venne completamente rasa al suolo, le vittime furono tantissime, più di 10.700 su un totale di 11.000 abitanti, e i pochissimi sopravvissuti (in gran parte feriti) rimasero senza tetto poiché tutti gli edifici crollarono su se stessi tranne uno, al quale è stata applicata targa commemorativa di quella terribile vicenda. Il terremoto isolò completamente la zona e la notizia del disastro fu segnalata solamente nel tardo pomeriggio; i soccorsi, partiti la sera tarda del 13 arrivarono solamente il giorno dopo a causa dell'impraticabilità delle strade causata da frane e macerie.
Più di 9000 uomini, fra militari, enti e civili vennero impegnati per i soccorsi, il trasporti dei feriti agli ospedali e la distribuzione dei viveri. A coloro che si distinsero maggiormente fra i soccorritori, venne concessa una medaglia di benemerenza.
L?evento sismico mise in evidenza la non preparazione dello Stato. Erminio Sipari, deputato del collegio di Pescina, portò la protesta di quelle vittime che probabilmente si sarebbero potute salvare. Nell?autunno del 1914 era, inoltre, iniziata la guerra e ciò influì pesantemente sull?utilizzo e, soprattutto, sulla permanenza della truppa nella regione colpita. Tra le emergenze del terremoto ci fu il problema degli orfani: la gran parte di loro fu affidata all?Opera Nazionale di Patronato ?Regina Elena? ed accolti presso Istituti, grazie al lavoro instancabile del prelato Don Orione, al quale fu affidata la responsabilità di restituire i bambini orfani ai parenti ancora in vita.
Il terremoto del 1915 interessò un settore della catena appenninica fino ad allora caratterizzato da una sismicità poco significativa. Il sospetto che il terremoto fosse stato causato dal prosciugamento del Lago del Fucino non è mai stato indagato a fondo. Alcuni geologi attribuirono la causa del terremoto allo slittamento di una faglia. Ad Avezzano una sola casa rispettava i criteri di costruzione antisismici (fu l'unica a restare in piedi) ed inoltre l'economia legata al prosciugamento del lago aveva favorito una diffusa speculazione edilizia, dove la maggior parte delle abitazioni veniva costruita velocemente e con materiali inappropriati. E dunque anche questa fu una delle cause che contribuì ad aumentare le proporzioni del disastro.
Nella città di Avezzano il sisma provocò la morte di circa 10.000 persone; i danni agli edifici furono così gravi da consentire il recupero solo di poche abitazioni. Avezzano perse i suoi monumenti importanti: il Castello Orsini e la cattedrale di S. Bartolomeo. Per assistere od ospitare i terremotati furono realizzate delle strutture conosciute come "Casette Asismiche", che sono visibili ancora oggi. Col passare degli anni sono state trasformate in case, stalle o rifugi ed insieme ai pochi ruderi ancora visibili del terremoto, rappresentano la memoria storica e tangibile dell?evento.
ecco qualche foto di Avezzano dopo il terremoto del 13 Gennaio 1915
http://www.publiweb.it/azweb/terrem6.jpg (http://www.publiweb.it/azweb/terrem6.jpg)
http://www.publiweb.it/azweb/terrem7.jpg (http://www.publiweb.it/azweb/terrem7.jpg)
http://i24.ebayimg.com/05/i/000/9e/a1/97b8_1_sbl.JPG (http://i24.ebayimg.com/05/i/000/9e/a1/97b8_1_sbl.JPG)
http://i23.ebayimg.com/06/i/000/d1/09/e3e8_1.JPG (http://i23.ebayimg.com/06/i/000/d1/09/e3e8_1.JPG)
http://www.sergionet.it/sergio/avezzano/immagini/palazzoTorlonia.jpg (http://www.sergionet.it/sergio/avezzano/immagini/palazzoTorlonia.jpg)
e alcune testimonianze
..."Non erano ancora le otto: l'orologio le avrebbe suonate fra qualche istante. Al centro della sua conca, il cuore del Fucino cessò di battere.
Come un gigante che abbia resistito con lunga forza al dissanguamento, questo corpo che aveva resistito al prosciugamento, emise l'ultimo rantolo e si accasciò sul fondo. La terra non ebbe più regola e si contorse, oscillò, si eresse, si squarciò, sussultò, si scompose, urlò soffocata, tremò a lungo, invasa da una febbre a freddo.
Il flagello si propagò per otto province.
La morte sghignazzò per molte ore, ovunque.
La neve cadde, infine" .....
La maggior parte dell'amministrazione comunale (compreso il sindaco), perì travolta dal terremoto. Un mese dopo, il 18 febbraio, il delegato civile, nominato con Decreto del Real Commissario, assistito dal Segretario Michelangelo Colaneri, si riunirono per la prima volta per nominare i messi comunali. Il 9 aprile il provvisorio Consiglio Comunale si riunì per sospendere il pagamento del "Dazio Consumo".
Il seguente passo è stato tratto dal verbale redatto durante questo consiglio:
"Sarebbe ingiusto ed odioso imporre o mantenere il dazio sui materiali da costruzioni quando si sa che la popolazione, con sussidi provenienti dalla carità pubblica e privata o con mutui di favore si accinge a ricostruirsi una casa o una capanna per ricoverarsi dalle intemperie."
Durante questa immane catastrofe naturale nella sola città di Avezzano, su un totale di 13.000 abitanti, 10.000 furono i morti, 2.000 i feriti.
Numero ufficiale delle vittime nella Marsica: 30.000
Avezzano 9.238 Castelnuovo 9
Aielli 205 Celano 658
Albe 200 Cerchio 212
Aschi 400 Cese 700
Capistrello 96 Collarmele 847
Cappelle 160 Collelongo 5
Carrito 7 Gioia dei Marsi 3.500
Castellafiume 19 Lecce dei Marsi 537
Luco dei Marsi 300 Magliano dei Marsi 700
Massa d'Albe 115
La maggior parte dei feriti venne trasferita in Ospedali Romani; la "Casa Famiglia Regina Elena" che accoglieva gli orfani del terremoto, nei giorni seguenti, venne subissata di domande da parte di genitori che, non riuscivano a rintracciare i propri figli.
I "Bollettini delle ricerche" dove venivano stampate le fotografie dei minorenni superstiti, che dovevano essere identificati e dei quali si dovevano rintracciare le famiglie, venivano esposti presso i municipi, le stazioni ferroviarie, le stazioni dei carabinieri e presso i ricoveri dei senzatetto.
Superata la prima fase di soccorsi urgenti, il delegato Civile, nel giugno 1915, incaricò l'Ing. Sebastiano Bultrini di compilare il piano Regolatore e di Ampliamento per la ricostruzione della distrutta Avezzano.
La testimonianza di alcuni sopravvissuti
"Io ero ad Avezzano ed aspettavo il treno proveniente da Celano che doveva portarmi a Tagliacozzo e poi a Roma. Erano le 7,25 precise. Alcuni minuti dopo si è inteso un rombo terribile come un grande tonfo, lontano dapprima e che poi, via via, si avvicinava. Intanto la terra ha cominciato a tremare. Non era più possibile stare in piedi. Io mi sono lanciato fuori dalla tettoia in mezzo alla linea e in quel breve tratto ho camminato come un ubriaco. Appena sono stato fuori dalla tettoia, questa è rovinata. Sono salvo per miracolo. Questo crollo è sembrato il segnale della rovina di tutti i fabbricati dentro e fuori la stazione. Della stazione non sono rimasti in piedi che il casotto della ritirata e il rifornitore dell'acqua. E non quello nuovo in cemento armato, ma quello vecchio, che pare dovesse cadere ad ogni istante. Se dentro Avezzano è avvenuta la stessa cosa che alla stazione, Avezzano non deve essere altro che un'immane rovina".
da La Tribuna 13.01.1915
"Nicolino Berardi esercitava il mestiere di vetturale e stamane si era recato nella scuderia, essendo stato accaparrato da un viaggiatore per condurlo a Massa d'Albe. Verso le 7,00 -egli ha detto- siamo partiti da Avezzano. Eravamo appena usciti dalla città quando all'improvviso il cavallo, che prima si era arrestato, rampando insolitamente il terreno, si è di nuovo rifiutato di proseguire. Nello stesso tempo si è inteso come un forte rombo. Il viaggiatore ha creduto fosse il rumore del treno; ma uno spettacolo di terrore ci si presentava alla vista. Nella località dove c'eravamo arrestati vi sono, a destra e a sinistra della via, delle cave di breccia e pozzolana che, come mosse da un invisibile, enorme piccone, hanno cominciato a franare. Un istante dopo giungeva fino a noi l'enorme fragore prodotto dalla rovina di numerosi edifici che erano come avvolti in una grande nube. Un bambino di circa anni, nudo, correndoci incontro piangente e spaventato ci ha supplicato di recarci ad aiutare il padre a scavare fra le rovine in una casetta lì prossima, dove erano sepolti alcuni della famiglia sorpresi dal disastro mentre stavano alzandosi dal letto. Noi siamo accorsi, ma mentre stavamo per prestare l'opera nostra, è avvenuta una seconda scossa che ci ha messo in fuga".
dal Corriere della Sera 14.01.1915
"Non mi resi conto esatto, per il momento, di ciò che era avvenuto; ritenni dapprima che si trattasse del crollo improvviso dello stesso stabilimento dove ero occupato. Catastrofe forse avvenuta per lo scoppio di qualche macchina. Non potevo prevenire quale orribile immane catastrofe fosse abbattuta sulla ridente Avezzano, così tranquilla e piena di vita. La gamba sinistra mi doleva abbastanza, ma ciò non mi impedì di trascinarmi fino all'aperto. Ma appena fuori all'aperto, i miei orecchi furono straziati da mille lamenti. Guardai Avezzano e credetti ancora di essere vittima di un orrendo sogno. Il castello, gli stabilimenti dagli alti fumaioli, la Chiesa dell'artistico ed agile campanile, tutto era scomparso, Avezzano era scomparsa ed al suo posto non si scorgevano che pochi muri".
Il Mattino 14.01.1915
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Dopo quello di messina, è stato il sisma più distruttivo del secolo scorso...
Fu uno dei più catastrofici terremoti avvenuti sul territorio italiano: causò più di 29.000 vittime [1] su un totale di 120.000 persone residenti nelle aree disastrate. Dopo soli sei anni dal terremoto del 1908, avvenuto alla fine dell'anno, il 28 dicembre, l'Italia tornò ad essere funestata da un altro violentissimo sisma.
Avvenne alle ore 07:48, e fu dell'XI grado della Scala Mercalli con epicentro nella conca del Fucino, ma l'ondata sismica colpì anche alcune zone dell' Italia centrale al confine col Lazio e la Campania, con effetti pari o superiori al VII grado Mercalli; nei successivi mesi ci furono circa 1000 repliche.
Le vittime furono 30.000, i feriti e i senza tetto decine di migliaia. Questo terremoto fu uno dei più disastrosi della storia italiana. La scossa fu avvertita anche a Roma, producendo lievi danni ad alcuni palazzi, ma, nonostante ciò, si tardò e molto a comprendere la vastità dell?area coinvolta e la drammaticità delle conseguenze: l?allarme non fu sufficiente ad avviare con rapidità i soccorsi.
Prima del sisma Avezzano era una cittadina di circa tredicimila abitanti; il prosciugamento del lago Fucino faceva sentire i primi influssi sull?economia dell?area, non solo nell?agricoltura ma anche nel settore terziario.
Il terremoto non colpì solo Avezzano, ma anche tutti i paesi dell?area fucense, i paesi della Valle Roveto e della media Valle del Liri. Avezzano venne completamente rasa al suolo, le vittime furono tantissime, più di 10.700 su un totale di 11.000 abitanti, e i pochissimi sopravvissuti (in gran parte feriti) rimasero senza tetto poiché tutti gli edifici crollarono su se stessi tranne uno, al quale è stata applicata targa commemorativa di quella terribile vicenda. Il terremoto isolò completamente la zona e la notizia del disastro fu segnalata solamente nel tardo pomeriggio; i soccorsi, partiti la sera tarda del 13 arrivarono solamente il giorno dopo a causa dell'impraticabilità delle strade causata da frane e macerie.
Più di 9000 uomini, fra militari, enti e civili vennero impegnati per i soccorsi, il trasporti dei feriti agli ospedali e la distribuzione dei viveri. A coloro che si distinsero maggiormente fra i soccorritori, venne concessa una medaglia di benemerenza.
L?evento sismico mise in evidenza la non preparazione dello Stato. Erminio Sipari, deputato del collegio di Pescina, portò la protesta di quelle vittime che probabilmente si sarebbero potute salvare. Nell?autunno del 1914 era, inoltre, iniziata la guerra e ciò influì pesantemente sull?utilizzo e, soprattutto, sulla permanenza della truppa nella regione colpita. Tra le emergenze del terremoto ci fu il problema degli orfani: la gran parte di loro fu affidata all?Opera Nazionale di Patronato ?Regina Elena? ed accolti presso Istituti, grazie al lavoro instancabile del prelato Don Orione, al quale fu affidata la responsabilità di restituire i bambini orfani ai parenti ancora in vita.
Il terremoto del 1915 interessò un settore della catena appenninica fino ad allora caratterizzato da una sismicità poco significativa. Il sospetto che il terremoto fosse stato causato dal prosciugamento del Lago del Fucino non è mai stato indagato a fondo. Alcuni geologi attribuirono la causa del terremoto allo slittamento di una faglia. Ad Avezzano una sola casa rispettava i criteri di costruzione antisismici (fu l'unica a restare in piedi) ed inoltre l'economia legata al prosciugamento del lago aveva favorito una diffusa speculazione edilizia, dove la maggior parte delle abitazioni veniva costruita velocemente e con materiali inappropriati. E dunque anche questa fu una delle cause che contribuì ad aumentare le proporzioni del disastro.
Nella città di Avezzano il sisma provocò la morte di circa 10.000 persone; i danni agli edifici furono così gravi da consentire il recupero solo di poche abitazioni. Avezzano perse i suoi monumenti importanti: il Castello Orsini e la cattedrale di S. Bartolomeo. Per assistere od ospitare i terremotati furono realizzate delle strutture conosciute come "Casette Asismiche", che sono visibili ancora oggi. Col passare degli anni sono state trasformate in case, stalle o rifugi ed insieme ai pochi ruderi ancora visibili del terremoto, rappresentano la memoria storica e tangibile dell?evento.
ecco qualche foto di Avezzano dopo il terremoto del 13 Gennaio 1915
http://www.publiweb.it/azweb/terrem6.jpg (http://www.publiweb.it/azweb/terrem6.jpg)
http://www.publiweb.it/azweb/terrem7.jpg (http://www.publiweb.it/azweb/terrem7.jpg)
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e alcune testimonianze
..."Non erano ancora le otto: l'orologio le avrebbe suonate fra qualche istante. Al centro della sua conca, il cuore del Fucino cessò di battere.
Come un gigante che abbia resistito con lunga forza al dissanguamento, questo corpo che aveva resistito al prosciugamento, emise l'ultimo rantolo e si accasciò sul fondo. La terra non ebbe più regola e si contorse, oscillò, si eresse, si squarciò, sussultò, si scompose, urlò soffocata, tremò a lungo, invasa da una febbre a freddo.
Il flagello si propagò per otto province.
La morte sghignazzò per molte ore, ovunque.
La neve cadde, infine" .....
La maggior parte dell'amministrazione comunale (compreso il sindaco), perì travolta dal terremoto. Un mese dopo, il 18 febbraio, il delegato civile, nominato con Decreto del Real Commissario, assistito dal Segretario Michelangelo Colaneri, si riunirono per la prima volta per nominare i messi comunali. Il 9 aprile il provvisorio Consiglio Comunale si riunì per sospendere il pagamento del "Dazio Consumo".
Il seguente passo è stato tratto dal verbale redatto durante questo consiglio:
"Sarebbe ingiusto ed odioso imporre o mantenere il dazio sui materiali da costruzioni quando si sa che la popolazione, con sussidi provenienti dalla carità pubblica e privata o con mutui di favore si accinge a ricostruirsi una casa o una capanna per ricoverarsi dalle intemperie."
Durante questa immane catastrofe naturale nella sola città di Avezzano, su un totale di 13.000 abitanti, 10.000 furono i morti, 2.000 i feriti.
Numero ufficiale delle vittime nella Marsica: 30.000
Avezzano 9.238 Castelnuovo 9
Aielli 205 Celano 658
Albe 200 Cerchio 212
Aschi 400 Cese 700
Capistrello 96 Collarmele 847
Cappelle 160 Collelongo 5
Carrito 7 Gioia dei Marsi 3.500
Castellafiume 19 Lecce dei Marsi 537
Luco dei Marsi 300 Magliano dei Marsi 700
Massa d'Albe 115
La maggior parte dei feriti venne trasferita in Ospedali Romani; la "Casa Famiglia Regina Elena" che accoglieva gli orfani del terremoto, nei giorni seguenti, venne subissata di domande da parte di genitori che, non riuscivano a rintracciare i propri figli.
I "Bollettini delle ricerche" dove venivano stampate le fotografie dei minorenni superstiti, che dovevano essere identificati e dei quali si dovevano rintracciare le famiglie, venivano esposti presso i municipi, le stazioni ferroviarie, le stazioni dei carabinieri e presso i ricoveri dei senzatetto.
Superata la prima fase di soccorsi urgenti, il delegato Civile, nel giugno 1915, incaricò l'Ing. Sebastiano Bultrini di compilare il piano Regolatore e di Ampliamento per la ricostruzione della distrutta Avezzano.
La testimonianza di alcuni sopravvissuti
"Io ero ad Avezzano ed aspettavo il treno proveniente da Celano che doveva portarmi a Tagliacozzo e poi a Roma. Erano le 7,25 precise. Alcuni minuti dopo si è inteso un rombo terribile come un grande tonfo, lontano dapprima e che poi, via via, si avvicinava. Intanto la terra ha cominciato a tremare. Non era più possibile stare in piedi. Io mi sono lanciato fuori dalla tettoia in mezzo alla linea e in quel breve tratto ho camminato come un ubriaco. Appena sono stato fuori dalla tettoia, questa è rovinata. Sono salvo per miracolo. Questo crollo è sembrato il segnale della rovina di tutti i fabbricati dentro e fuori la stazione. Della stazione non sono rimasti in piedi che il casotto della ritirata e il rifornitore dell'acqua. E non quello nuovo in cemento armato, ma quello vecchio, che pare dovesse cadere ad ogni istante. Se dentro Avezzano è avvenuta la stessa cosa che alla stazione, Avezzano non deve essere altro che un'immane rovina".
da La Tribuna 13.01.1915
"Nicolino Berardi esercitava il mestiere di vetturale e stamane si era recato nella scuderia, essendo stato accaparrato da un viaggiatore per condurlo a Massa d'Albe. Verso le 7,00 -egli ha detto- siamo partiti da Avezzano. Eravamo appena usciti dalla città quando all'improvviso il cavallo, che prima si era arrestato, rampando insolitamente il terreno, si è di nuovo rifiutato di proseguire. Nello stesso tempo si è inteso come un forte rombo. Il viaggiatore ha creduto fosse il rumore del treno; ma uno spettacolo di terrore ci si presentava alla vista. Nella località dove c'eravamo arrestati vi sono, a destra e a sinistra della via, delle cave di breccia e pozzolana che, come mosse da un invisibile, enorme piccone, hanno cominciato a franare. Un istante dopo giungeva fino a noi l'enorme fragore prodotto dalla rovina di numerosi edifici che erano come avvolti in una grande nube. Un bambino di circa anni, nudo, correndoci incontro piangente e spaventato ci ha supplicato di recarci ad aiutare il padre a scavare fra le rovine in una casetta lì prossima, dove erano sepolti alcuni della famiglia sorpresi dal disastro mentre stavano alzandosi dal letto. Noi siamo accorsi, ma mentre stavamo per prestare l'opera nostra, è avvenuta una seconda scossa che ci ha messo in fuga".
dal Corriere della Sera 14.01.1915
"Non mi resi conto esatto, per il momento, di ciò che era avvenuto; ritenni dapprima che si trattasse del crollo improvviso dello stesso stabilimento dove ero occupato. Catastrofe forse avvenuta per lo scoppio di qualche macchina. Non potevo prevenire quale orribile immane catastrofe fosse abbattuta sulla ridente Avezzano, così tranquilla e piena di vita. La gamba sinistra mi doleva abbastanza, ma ciò non mi impedì di trascinarmi fino all'aperto. Ma appena fuori all'aperto, i miei orecchi furono straziati da mille lamenti. Guardai Avezzano e credetti ancora di essere vittima di un orrendo sogno. Il castello, gli stabilimenti dagli alti fumaioli, la Chiesa dell'artistico ed agile campanile, tutto era scomparso, Avezzano era scomparsa ed al suo posto non si scorgevano che pochi muri".
Il Mattino 14.01.1915
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