AleCR
17-06-2007, 11:55
Scalate e verbali
«Su Rcs via libera da Letta e **********»
Ricucci ai magistrati: «Mi telefonò *****. E incontrai Rovati»
ROMA ? I rapporti con i politici, le scalate finanziarie, i legami con i vertici delle banche. Nei verbali di interrogatorio firmati da Stefano Ricucci tra aprile e giugno 2006 ci sono i retroscena delle operazioni economiche che hanno segnato l?estate del 2005. Una su tutti: il tentativo di conquistare Rcs, di cui Ricucci è stato protagonista assoluto. Ma ora è lui a dire che la trattativa con i francesi di Lagardère fu avviata perché Ubaldo Livolsi, fedelissimo di Silvio **********, glielo aveva chiesto.
E che Gianni Letta si era interessato personalmente. In una telefonata gli avrebbe detto: «Mi sembra che sia una strada buona, assolutamente di prestigio, questa operazione, perché mi sembra, se lei la vuole portare avanti la porti». E **********, pochi giorni dopo, confermò il via libera: so che lei sta andando avanti su quella trattativa, mel?ha detto il dottor Letta, ha detto mi sembra una cosa buona. Si scopre che anche Romano ***** e alcuni uomini del suo staff ebbero contatti con uno dei «furbetti del quartierino».
In particolare Angelo Rovati che andò nell?ufficio di Ricucci. Ora l?inchiesta è chiusa, tutti gli atti sono stati depositati dai magistrati della Procura di Roma. E in quelle carte c?è l?evoluzione di uno stato d?animo che porta Ricucci a collaborare con i pubblici ministeri. Perché, spiega lui stesso nell?interrogatorio del 24 maggio, «io sto qua dentro da trentotto giorni... lei pensa che se io gli devo... Io gli dico tutto! Trentotto giorni qui dentro, non so, per me sono trent?anni, trentott?anni di vita... Lei non si rende conto che significa stare dentro il carcere... Io gli direi pure l?inverosimile! Pure quello che non so».
Lo porta anche ad ammettere di aver fatto il doppio gioco, trattando con i francesi e avviando un negoziato parallelo attraverso Natalino Irti e Guido Rossi. La lettura dei verbali evidenzia l?intreccio fra le tre scalate: quella di Bpi per conquistare Antonveneta, quella di Unipol per avere il controllo della Bnl e quella alla Rcs-Corriere della Sera. E mostra come i protagonisti alla fine siano sempre gli stessi. Mette in luce il ruolo avuto dal presidente di Capitalia Cesare Geronzi e dagli imprenditori che erano nel patto di sindacato di Rcs. Delinea i movimenti dell?ingegner Francesco Gaetano Caltagirone che era alla guida del contropatto Bnl.
Ricucci dice di essere stato massacrato. Riconosce i propri errori: «Ho dovuto chiedere scusa, tutto. Perché ho fatto degli sbagli e lo sto pagando, punto! Ho sbagliato nel fare questa operazione di Rcs, ho sbagliato nell?appoggiare Bpi sulla questione di Antonveneta. Ho fatto questi due errori, che devo fare? Però non è che ho... mica ho seviziato dieci bambine! Ho sbagliato da un punto di vista di scelta imprenditoriale ». Il suo unico obiettivo è quello di tornare libero. E per questo, sempre il 24 maggio, quasi supplica i magistrati: «Mi dite per cortesia quando mi rimandate a casa? Che posso inquinare? Manco il Tevere posso più inquinare io!».
Fiorenza Sarzanini
17 giugno 2007
«Su Rcs via libera da Letta e **********»
Ricucci ai magistrati: «Mi telefonò *****. E incontrai Rovati»
ROMA ? I rapporti con i politici, le scalate finanziarie, i legami con i vertici delle banche. Nei verbali di interrogatorio firmati da Stefano Ricucci tra aprile e giugno 2006 ci sono i retroscena delle operazioni economiche che hanno segnato l?estate del 2005. Una su tutti: il tentativo di conquistare Rcs, di cui Ricucci è stato protagonista assoluto. Ma ora è lui a dire che la trattativa con i francesi di Lagardère fu avviata perché Ubaldo Livolsi, fedelissimo di Silvio **********, glielo aveva chiesto.
E che Gianni Letta si era interessato personalmente. In una telefonata gli avrebbe detto: «Mi sembra che sia una strada buona, assolutamente di prestigio, questa operazione, perché mi sembra, se lei la vuole portare avanti la porti». E **********, pochi giorni dopo, confermò il via libera: so che lei sta andando avanti su quella trattativa, mel?ha detto il dottor Letta, ha detto mi sembra una cosa buona. Si scopre che anche Romano ***** e alcuni uomini del suo staff ebbero contatti con uno dei «furbetti del quartierino».
In particolare Angelo Rovati che andò nell?ufficio di Ricucci. Ora l?inchiesta è chiusa, tutti gli atti sono stati depositati dai magistrati della Procura di Roma. E in quelle carte c?è l?evoluzione di uno stato d?animo che porta Ricucci a collaborare con i pubblici ministeri. Perché, spiega lui stesso nell?interrogatorio del 24 maggio, «io sto qua dentro da trentotto giorni... lei pensa che se io gli devo... Io gli dico tutto! Trentotto giorni qui dentro, non so, per me sono trent?anni, trentott?anni di vita... Lei non si rende conto che significa stare dentro il carcere... Io gli direi pure l?inverosimile! Pure quello che non so».
Lo porta anche ad ammettere di aver fatto il doppio gioco, trattando con i francesi e avviando un negoziato parallelo attraverso Natalino Irti e Guido Rossi. La lettura dei verbali evidenzia l?intreccio fra le tre scalate: quella di Bpi per conquistare Antonveneta, quella di Unipol per avere il controllo della Bnl e quella alla Rcs-Corriere della Sera. E mostra come i protagonisti alla fine siano sempre gli stessi. Mette in luce il ruolo avuto dal presidente di Capitalia Cesare Geronzi e dagli imprenditori che erano nel patto di sindacato di Rcs. Delinea i movimenti dell?ingegner Francesco Gaetano Caltagirone che era alla guida del contropatto Bnl.
Ricucci dice di essere stato massacrato. Riconosce i propri errori: «Ho dovuto chiedere scusa, tutto. Perché ho fatto degli sbagli e lo sto pagando, punto! Ho sbagliato nel fare questa operazione di Rcs, ho sbagliato nell?appoggiare Bpi sulla questione di Antonveneta. Ho fatto questi due errori, che devo fare? Però non è che ho... mica ho seviziato dieci bambine! Ho sbagliato da un punto di vista di scelta imprenditoriale ». Il suo unico obiettivo è quello di tornare libero. E per questo, sempre il 24 maggio, quasi supplica i magistrati: «Mi dite per cortesia quando mi rimandate a casa? Che posso inquinare? Manco il Tevere posso più inquinare io!».
Fiorenza Sarzanini
17 giugno 2007