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Visualizza la versione completa : Dal 1986 si parlava di nuove previsioni computerizzate...


oro2001
18-10-2008, 07:21
e che si poteva prevedere in futuro previsioni meteo anche di 20 giorni....non mi sembra che invece sia andata cosi parlando dal senno di poi dopo 22 anni.
Questa notte ho guardato nell'archivio meteo di Repubblica e ho trovato questo articolo che mi sembrava interessante da farvi leggere.
Per "clima polare" si riferisce al freddo inverno 1985-86.


SARA' IL CALCOLATORE A SVELARCI IL PERCHE' DEL CLIMA 'POLARE'

Repubblica — 14 febbraio 1986 pagina 17 sezione: CRONACA
ROMA - C' è un oceano d' aria sopra e attorno a noi: una sterminata distesa ribollente di vortici, ondate, risacche, una arruffata matassa di correnti che avviluppa la superficie del pianeta, che a volte si trasforma in sottili bonacce per poi riprendere furia e regalarci tempeste, uragani, nevicate come quelle dei giorni scorsi, venti rabbiosi o gelidi spifferi. Il naso puntato al cielo, il cittadino spia con diffidenza il cielo e amaramente ironizza spesso sui bollettini meteo. Una ironia ingiusta, però: se le previsioni meteorologiche hanno il fiato corto non è certo per incapacità degli scienziati che lavorano ad esplorare il clima. Fino a poco tempo fa la meteorologia era un "fenomeno impossibile": un dominio che sembrava ribelle ad ogni sforzo di "modellizzare" e quantificarne i fenomeni, non tanto perchè non se ne fossero compresi i meccanismi generali, quanto per l' immenso numero di variabili che contribuiscono a determinarne l' andamento. "L' atmosfera - spiega il fisico Roberto Benzi, del Centro ricerche della Ibm a Roma - è un sistema fluido, composto essenzialmente di aria e vapore acqueo. Le forze che la mettono in moto sono la radiazione solare, l' accelerazione indotta dal moto di rotazione terrestre e l' accelerazione di gravità. Ma a modellarne i comportamenti e a creare discontinuità e instabilità intervengono fattori molteplici, dal sistema orografico alla pressione, alle temperature superficiali, alla presenza di masse d' acqua o di deserti". L' arco delle possibilità di previsione era quindi necessariamente ristretto, sia nel tempo che nello spazio: e spesso i meteorologi erano clamorosamente smentiti dall' andamento reale dei fenomeni. Da qualche anno però la situazione si sta modificando. Fisici dell' atmosfera e matematici sono riusciti a costruire modelli fluidodinamici per descrivere alcune costanti di comportamento dell' oceano d' aria che avvolge la Terra. I satelliti meteorologici hanno raccolto una messe gigantesca di informazioni che, una volta elaborate, hanno reso possibile misurare continuità e anomalie di alcuni fenomeni. "Ma è solo ora che si comincia a profilare - dice Benzi - un salto quantitativo tale da aprire le porte alla possibilità di previsioni meteorologiche numeriche a lungo termine (vale a dire prevedere il tempo con un anticipo che potrebbe raggiungere i venti giorni). E questo grazie al fatto che sistemi fisici caratterizzati da molti gradi di libertà, come appunto il sistema atmosferico, possono oggi essere simulati al calcolatore e quindi venire analizzati con un dettaglio che è infinitamente superiore a qualsiasi metodo sperimentale". In altre parole, se non è possibile riprodurre in laboratorio l' atmosfera terrestre, è possibile però "fingerla" su un calcolatore sufficientemente potente, che sia stato provvisto dei dati osservativi che riguardano un determinato momento, e "istruito" con un modello che consenta di calcolare momento per momento l' andamento del fenomeno. "Un metodo che ha già dato i suoi frutti - conferma Benzi -. Ad esempio, oggi sappiamo che la circolazione generale alle nostre latitudini (da 30 a 70 gradi nord) è caratterizzata nella stagione invernale da venti prevalentemente diretti da ovest verso est. Su questa base, e utilizzando mappe di geopotenziale (che rappresentano i valori costanti della pressione a determinate altezze), abbiamo "simulato" la situazione che si è determinata a Roma nel gennaio dell' anno scorso, quando si ebbe un' altra abbondante nevicata. Analizzando i dati, ci siamo accorti che il normale flusso d' aria da ovest verso est che caratterizza la circolazione sull' Atlantico era profondamente alterato, come se un ostacolo fosse sorto improvvisamente a deviarne la circolazione. Una situazione che in meteorologia si chiama "stato di blocco". Quando si verifica uno stato di blocco sull' Atlantico, le condizioni meteorologiche in Europa sono sconvolte. Vi è un forte afflusso di aria fredda da nord e un cospicuo aumento delle precipitazioni". Ma si è in grado di capire perchè e come nasce uno "stato di blocco" e perchè provoca tanto danno? "Gli stati di blocco - spiega Benzi - si possono formare solo in tre regioni della Terra: l' Atlantico del nord, la Siberia e il Pacifico del Nord. Rimangono lì fermi alcuni giorni o qualche settimana. La conseguenza è un anomalo riscaldamento della stratosfera (ossia al di sopra dei diecimila metri). L' aria da nord, dal circolo polare artico, in conseguenza della stasi nella circolazione, si precipita a latitudini più basse: si instaura un violento scambio termico tra Polo Nord ed Equatore. Freddo e aria polare ristagnano sulle regioni interessate fino a quando lo stato di blocco non si dissolve e la circolazione non riprende le sue caratteristiche normali". E le simulazioni al calcolatore sono in grado di prevedere con un certo anticipo la formazione di questi blocchi atmosferici? "Calma - replica Benzi -. Le analisi che abbiamo effettuato mostrano che ci sono elementi per sperare che nel giro di due-tre anni sarà possibile prevedere con un forte anticipo queste anomalie atmosferiche. Intanto, abbiamo capito che l' atmosfera è un sistema "si-no": o è in condizioni di circolazione normale, o in stato di blocco. Uno dei più probabili meccanismi per la formazione degli stati di blocco è l' interazione tra la circolazione generale dell' atmosfera e i grandi massicci montagnosi dell' Himalaya e delle Montagne Rocciose. E' da tempo noto che l' orografia del pianeta provoca onde nella circolazione planetaria lunghe fino a quindicimila chilometri. In certi casi le onde planetarie possono entrare in risonanza e quindi amplificarsi. L' analisi dei dati mostra che gli stati di blocco sono sempre associati a una amplificazione delle onde planetarie. Ora si tratta di capire meglio l' evoluzione di queste onde. Lo sforzo di molti ricercatori in tutto il mondo è concentrato su questo aspetto. Quando questi sforzi avranno successo, sarà possibile non solo prevedere in anticipo eventi eccezionali come quelli di questi giorni, ma anche estendere notevolmente la nostra capacità di predire l' andamento del clima". - di FRANCO PRATTICO